Verba Volant, Rayan Air

Era da molto che non tornavo su un Boeing 747 per un volo intercontinentale verso le Americhe.

Era da quando, nel 2008, per festeggiare capodanno a New York con i miei, la nonna decise di farci fare i “memorabili 5 passi sulla quinta strada più costosi del secolo“.

Eh si, si ruppe il femore giusto in tempo, neanche 24 ore dopo la nostra partenza.

Il motivo? Aggiustare una tenda che aveva preso una brutta piega

Mia nonna dall’alto dei suoi 92 anni, complici di un DNA al quale della longevità non è mai importato molto, ci accolse in ospedale con stile ed un sorriso smagliante al nostro ritorno. Noi stravolti da un’andata e ritorno da incubo, lei, appena risvegliatasi dal coma post operazione: stava una favola!

Tutto ciò creò una sorta di purgatorio di pensieri fra il “grazie nonna per averci rovinato le vacanze per una tenda” e il “complimenti nonna va a finire che ci seppellirai tutti”.

In quell’occasione, come in “Ritorno al Futuro” ma senza la Delorian, credo di aver viaggiato avanti e indietro nel tempo più volte, attraversando fusi e accumulando un enorme jet-lag che alla fine semplicemente si dileguò da solo, come una di quelle complesse e soddisfacentissime frazioni matematiche che pur non spiegandoti come, si annullano.

Ma dove eravamo rimasti, ah già … il mio ultimo viaggio è stato un leggerissimo Roma – Vancouver, della mole di 10 ore, che partiva alle 15:10 ed arrivava alle 15:30 dello stesso giorno. Molto bene! Ho controllato il biglietto più volte pensando fosse un errore.

E invece, no! Proprio ua sincera mazzata al lobo temporale sinistro.

E che fai in quel lasso di tempo se sei una che non dorme nemmeno nel suo letto, figuriamoci sul comodissimo guanciale di una poltrona economy ?

Negli aerei odierni che affrontano tratte così lunghe poi (pare che te lo fanno a posta) registrano la trasmissione “Mille modi per tenerti sveglio” direttamente a bordo.

Ci sono tutti i film e le serie possibili, gli audiolibri, la musica, qualsiasi cosa!

Anche se le app che mi hanno divertito più di tutte erano due: GIOCHI e CHAT.

Disponibili anche in combo e così insistenti che mi hanno ricordato immediatamente che posto orribile fosse diventato Facebook ai tempi del boom di Candy Crush.

Si! Quando la gente che ne diventava dipendente ti mandava mille richieste e tu le bloccavi tutte, ma era inutile … loro rispuntavano con un altro profilo utente, poi iniziavi ad evitarli nella vita proprio. Quante amicizie e relazioni si sono infrante grazie a Candy Crush Saga? Per non parlare dei trilli di MSN Messenger, che una roba più molesta di quella non è mai più esistita. Abolita e vietata ovunque … tranne che in aereo!

Beh, ho pensato, perfetto! Se no dormo io perchè dovrebbero falò gli altri?

Grazie alla forza illuminante dello schermo dietro al poggiatesta e l’audio in cuffia (tanto si addormentano tutti con le cuffie) praticamente puoi svegliare il vicino difronte a te che beatamente russa sulla sua poltrona completamente orizzontale, scrivendogli insulti in italiano che probabilmente non capirà, come ad esempio l’universale “MAMMT!”.

Potresti disturbare una poltrona a caso e tampinarla di richieste per una partita a Tetris.

O ancora meglio, prendere di mira il passeggero che parla troppo o distrarre qualche bambino abbastanza cresciuto che non si preoccupa di testare in pubblico i suoi naturali decibel per vedere se la gente lo sente. E così via.

Va da se che tutte queste possibilità su un volo low-cost non te le danno.

A mala pena avrai il posto a sedere o il posto in cappelliera per il tuo bagaglio (eh si l’overbooking è un’angoscia moderna) insomma figuriamoci se ti danno le app per l’intrattenimento. Ma vi dirò, quello non è nemmeno troppo un problema!!

Perchè ci pensa l’equipaggio a bordo!

Equipaggio che sembra essere un mix fra gli animatori allo sbaraglio di un villaggio turistico e gli allievi della scuola di televendite di Giorgio Mastrota.

Vorrebbero venderti di tutto al prezzo triplicato facendotelo passare come l’affare della vita e tu invece vorresti solo dargli una bella capocciata in fronte.

Ma che vuoi fare, hai pagato poco, ti becchi le inserzioni!

Poi, d’altra parte, bisogna anche capire dai … dovranno pur rientrare nelle spese di manutenzione e compare il secondo motore all’aereo no?

I servizi si pagano insomma !! Non è che è tutto gratis qua! Eh!

Comunque devo ammettere che il balletto stile giocajuè per la spiegazione delle misure di sicurezza mi è piaciuto un sacco, per non parlare dell’immancabile applauso finale degli italiani su questi voli, perfettamente sincronizzato con le hostess che fanno la hola:

Un modo per marchiare il territorio, non appena arrivati in terra straniera, per i primi.

Un modo per festeggiare di essere atterrate ancora una volta illese, per le seconde!

Niente di tutto ciò che accade in volo è però equiparabile all’esperienza terrena, anzi aliena, che fai una volta giunto a destinazione, in aeroporto.

Soprattutto se non ritrovi le valige e capisci che la mano di Dio che avevi simbolicamente posato sopra di esse quando le hai fatte imbarcare al check-in, non ha funzionato manco per niente e che ora non hai nemmeno le mutande.

Oppure può capitarti di litigare al ritiro bagagli con quello che ha la stessa tua Samsonite rossa che sostiene essere sua, nonostante evidente biancheria intima femminile all’interno.

Insomma anche sta valigia a quanto pare non se l’è comprata nessuno, come il divano letto Friheten IKEA … quello grigio!

Ad ogni modo, se atterri su suolo americano, canadese o australiano e sei una spettatrice accanita di Airport Security come la sottoscritta. Può capitarti ancora di peggio.

Ovviamente a me hanno hanno fatto mille domande, anche in merito all’ultima volta che ero stata in America e al come mai me ne ero andata prima del previsto, ossia il giorno stesso dell’arrivo acquistando un altro volo di ritorno.

E rispiegalo un pò che era per nonna, che se l’era presa con la tenda, perchè lei era una tipa precisa e così via? … In inglese poi, non è semplice!

Poi ancora: Come mai sei qui? Dove vai? Cerchi lavoro in Canada? Hai degli esplosivi in valigia che non hai dichiarato? … di tutto. Ma ci sta, alla fine è un controllo. Menomale che li fanno bene, non hanno mica tutti i torti!

Insomma mi lasciano passare finalmente. Arrivo quasi all’uscita dell’aeroporto e all’ultimo step mi fermano di nuovo. Altro controllo. Forse il decimo. La mia famiglia procede e invece io devo deviare. Pare la scena di un film drammatico. Con l’agente che mi separa da mia madre mentre mio padre e il mio compagno continuano a camminare senza nemmeno accorgersi di niente.

“No ma grazie. Procedete pure nella vita senza di me!”

Glielo rinfaccio ancora!

Insomma, finisco nella stanza con i tavoli in metallo dove ti aprono le valigie, la stessa di Airport Security. A fianco a me potenziali spacciatori, i cinesi con gli alimenti strani che non possono importare ma darebbero la vita pur di tenersi i loro nidi d’uccello, io terrorizzata. Già mi vedevo ai domiciliari, o in qualche carcere canadese con la tuta arancione diretta verso l’isolamento.

Ma cosa avrò mai fatto di male io?

C’è la fila per l’interrogatorio e molti vengono trascinati nello stanzino triste con la moquette, lo stesso della trasmissione dove in genere li chiudono dentro per due ore e poi gli annullano il visto (per il beneficio del dubbio) anche se sono palesemente innocenti, e gli viene pure detto che devono tornare a casa con il primo volo disponibile, a spese loro!

Mi vedevo già lì dentro a reclamare l’aiuto da casa, tanto ormai i miei mi avevano abbandonata. Sarebbe consistito nel far contattare l’agenzia di viaggi dalle autorità per dimostrare che stavo solo andando a vedere gli orsi in Alaska!!

Tocca a me e … fine dell’ hype! Mi liquidano in 5 minuti perchè quello che non gli tornava era solo l’ultimo numero del passaporto che era stato trascritto male sul visto.

Ma, essendo questo solo turistico, sarebbe bastato rifarlo online, in altri 5 minuti.

E scusate ma … a me i diritti per il film che mi ero fatta, per altro sceneggiato da paura, chi me li paga adesso?


This is America guys. Non si scherza! Anche se l’ho fatto io sino ad ora …

I controlli sono una cosa seria!

Ma permettetemi una piccola chiusa doverosa.

La mia dolce nonnina era una Gabrielli di Ascoli Piceno, insegnante di pianoforte, figlia e nipote di artisti ed eroici ingegneri che hanno fatto la storia del Piceno fra l’800 e il ‘900. E’ scomparsa 3 anni dopo il nostro tentato viaggio a New York, a 95 anni.

Lascia naturalmente un grande vuoto fra di noi.

Seppur in un contesto comico, non potevo non raccontare della sua tempra e del suo incredibile attaccamento alla vita in questo episodio.

Perché ridere, ricordiamocelo tutti sempre, è l’unico mezzo che abbiamo per difenderci dalla morte.

Ciao a tutti!

Ciao Nonna!

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