Si ma che c’entra? #2: L’effetto Mooreeffoc

“Sulla porta c’era una targa ovale di vetro con le semplici parole Coffee Room, scritte sopra in modo che potessero essere lette dalla strada. La conseguenza era che a me, che stavo dentro il caffè, queste parole apparivano come mooR eeffoC e ancora adesso il veder talvolta delle iscrizioni a rovescio mi produce una singolare scossa al sangue.” 

Niente è poi così banale se si cambia il punto di vista no?

Chesterton racconta l’opera e la scrittura di Charles Dickens con queste parole.

Nelle descrizioni di Dickens ci sono moltissimi dettagli: una finestra, una cancellata, la toppa di una serratura … in cui egli inietta energia vitale. In questo modo il suo mondo sembra più autentico di quello reale. 

E questo accade solo se ci si sofferma ad osservare!

Imparare ad acquisire una nuova prospettiva sulle cose familiari, quelle diventate ormai note, viste e riviste, consumate dal tempo e dall’uso … è un grandissimo sforzo che sto provando a fare tutti i giorni da quando, circa un mese fa, sono entrata improvvisamente in una fase di cambiamento.

Non è la prima volta che mi succede, certo non esattamente così, ma cerco il più possibile di non preoccuparmene, di non perdere di vista i miei obbiettivi, di non farmi sopraffare da pensieri negativi, di non buttare tempo inutile in attività che non mi arricchiscono o che mi fanno stare troppo male.

Molte cose non le posso cambiare e faccio davvero fatica a stupirmi leggendole al contrario. Tendo a spaventarmi come Dickens forse, ma sono sicura che almeno lui avrebbe trovato un senso in mooreeffoc.

Io dal canto mio sto cercando vivere la vita in modo produttivo e non più passivo, ci provo a cambiare, ce la metto tutta. Vorrei fare come fa lui con la grigia Londra. Lui non solo la racconta ma la rivitalizza in modo sorprendente iniettando energia vitale con le sue descrizioni precise e dettagliate. Rendendo tutto molto più autentico. 

Mooreeffoc è una sorta di formula magica per me, dovrei ricordarmi di usarla di più nella vita reale per disinnescare il mio pilota automatico e riprendere il controllo dell’attenzione, per apprezzare ciò che mi circonda anche se all’apparenza non è poi tanto bello. Dovrei sorprendermi di più per recuperare come dice anche il buon Tolkien, la freschezza della visione. Individuare il lato bizzarro delle cose che ci sembrano ovvie, osservandole da un altra prospettiva. 

Registro questo piccolo monologo come fosse un promemoria per ricordare a me stessa di non rimanere inerme e di non appassire dentro. 

 ‘’Sono salito sulla cattedra per ricordare a me stesso che dobbiamo sempre guardare le cose da angolazioni diverse. E il mondo appare diverso da quassù. Non vi ho convinti? Venite a veder voi stessi. Coraggio! È proprio quando credete di sapere qualcosa che dovete guardarla da un’altra prospettiva’’. Tratto dal film “L’attimo fuggente”. 

Ne “L’Attimo Fuggente” il prof Keating suggerisce ai suoi alunni di vivere da attori, non da spettatori, poichè guardando il mondo da angolazioni diverse è possibile stupirci anche di ciò che riusciamo a cambiare da soli.

“Il vero viaggio di scoperta non consiste nel cercare nuove terre, ma nell’avere nuovi occhi”. Proust

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