Il cliente di merda

Il cliente di merda.

Ecco, iniziamo con il dire che non voglio generalizzare, ma per qualcuno di voi probabilmente lo farò ugualmente.

Quindi ricordatevi che l’ironia è il mio mantra e se non ne conoscete il significato potete benissimo interrompere l’ascolto e andare su Wikipedia.

Perchè dico ciò, semplicemente perchè per lavor non faccio podcast, nè tantomeno scrivo, sono laureata in architettura e lo ammetto: odio gli architetti.

La maggior parte dai.

Quindi in sostanza, odio i miei simili e di conseguenza anche un po’ me stessa.

…. La sanità mentale proprio.

Vabè, da dove deriva il disagio.

Ecco, dopo ben 5 anni di studi in cui ti diletti in progettazione di ville futuristiche e mega-complessi polifunzionali, realizzazione di plastici improbabili grazie ai quali non disponi più di impronte digitali ma riconosceresti da 10 km l’odore della colla UHU …

Anni in cui daresti l’anima per uscire fuori e andare a lavorare per Renzo Piano o per qualche archistar e far vedere quanto sei bravo e quanto vali …

Ecco a un certo punto tutto questo svanisce.

E sai come?

Basta l’esame di stato.

Il difficilissimo e fottutissimo esame di stato il cui tema pratico consiste nella progettazione di una villetta a schiera di merda che devi disegnare in 8 ore.

Basta quella, a fare tabula rasa di ogni buon proposito per il tuo futuro da architetto. Che tristezza la realtà…

Agli albori della professione insomma, appena ti ritrovi con il timbro in tasca, un ordine di architetti affollato e la partita IVA, tutto cambia, e non a tutti va proprio benissimo:

C’è chi sconsolato si imbruttisce e diventa, in quanto laureato, il geometra premium, maestro di pratiche burocratiche, CTU al tribunale, mago degli accatastamenti e della ristrutturazione di monolocali in periferia.

C’è chi diventa radical chic e da ex studente di architettura incapace o mediocre si reinventa improvvisamente designer con occhialetto e lupetto nero a collo alto incorporati. Costui si occupa solitamente della realizzazione di lampade strane, tavoli senza gambe e divani brutti e puntualmente finisce sulle copertine patinate di archi riviste tipo “abitare il lusso”, “case e loft” “il design a casa tua” … cose così.

In pratica lui è una sorta di stilista. Va alla fiera del mobile come stesse andando alla fashion week per la fall winter di non so cosa.

Poi c’è chi si ostina a voler progettare qualcosa che sia minimamente più interessante dell’appartamento della zia e decide che a questo punto vale più la pena vendere la sua anima e di conseguenza la sua esistenza a qualche studio internazionale che fa concorsi.

C’è chi infine, dopo aver vissuto molteplici di queste realtà, scappa e fa una scelta in contro tendenza. La svolta davvero geniale è che costui conosce l’architetto perchè di fatto lo è anche lui e quindi sceglie di lavorare per il nemico, piuttosto che assomigliargli e confondersi nella mischia.

Di chi parlo?

Ma parlo del Visualiser di architettura naturalmente!

O anche detto il 3D Artist o … il Renderista se vi va di insultarlo.

Ma chi è davvero il visualiser?

In genere si tratta di quell’individuo che già all’università smanettava con il pc e al corso di Progettazione I portava le tavole disegnate al computer con annessi rendering. Probabilmente quando queste tecnologie ancora non esistevano e tutti gli altri arrivavano con i disegni a mano in stile Fantozzi all’esame di ragioneria.

Una sorta di nerd della facoltà di architettura insomma.

Il visualiser è colui che, secondo l’architetto che ha smesso di progettare il giorno in cui ha preso l’abilitazione, tutto può, colui che crea in 3D e visualizza le cose in 5 minuti di orologio, colui che con un click progetta i suoi edifici, che sostituisce la sua capacità di immaginazione al 100% e permette di vendere appartamenti senza finestre con immagini bellissime ed accattivanti.

Un potere incredibile vero?

Il visualiser, pensate, è colui che si rende conto, senza dover usare 3D o tecnologie di sorta, che un pilastro con un diametro di 3 metri … è un GRANDE pilastro cazzo!

E’ colui che ha il dono della “vedenza” e che si ritrova puntualmente a dover progettare sulla base di disegni non disegnati, piante senza sezioni nè quote, oppure su immagini di riferimento, totalmente inutili, proposte dall’architetto del nulla.

Senza indicazione alcuna.

Il visualiser vede quello che passa per la testa all’architetto del nulla. In pratica il visualiser è tipo un veggente, una specie di incrocio fra un martire e Paolo Fox quando è gasato perchè la luna non è in Saturno.

Ecco, vi rendete conto ora di quanto il visualiser sia fondamentale per il designer new age che deve decidere e verificare di persona se il tessuto del suo nuovissimo divano di merda sia meglio grigio sirena, grigio perla di Tahiti invecchiata, grigio canna di fucile ma non proprio grigio canna di fucile …. più grigio quasi grigio canna di fucile.

Insomma grigio!

Cosa cambierà? Eh? Per il visualiser un cazzo, per il designer/stilista di sta ceppa, molto probabilmente il grigio sirena sarebbe la svolta totale e definitiva della sua opera!!

Cioè che se poco poco scegli il grigio sbagliato succede un casino!

Per non parlare di quanto sia fondamentale la presenza del visualiser quando l’architetto nel bel mezzo di una crisi isterica decide di supervisionare il suo lavoro e di collaborare attivamente alla realizzazione del progetto, per una volta, trasformandosi lui stesso nel navigator del cursore di quel povero cristo addetto al 3d.

Sfodera la manina e inizia con la solita solfa:

“spostalo un po più a destra, no aspetta…poco poco a sinistra … no troppo!!

E passano le ore.

Per un cesso!”

Oppure vogliamo parlare di quando, sempre l’architetto o il designer con le crisi di panico, si apprestano a vedere le prime immagini di bozza dei loro progetti, realizzate secondo loro indicazioni dal visualiser?

E’ un momento epico quello in cui esce la loro vera natura, quella del cliente di merda, che commenta direttamente sulle immagini in questione per avere immediatamente delle modifiche.

Lo fa con frasi rigorosamente in corsivo, molto piccate.

Cito testualmente:

“Togli il pilastro portante al centro”

che ti domandi poi come si regge il tutto.

“Aggiungi delle stalattiti di ghiaccio sugli alberi e mettici sopra dei fiori blu”

… ma perché?

“Vorremmo un pavimento ricoperto di moquette con dei glitter sparsi ovunque”.

In 3d, si avete capito… i glitter in 3d.

“Questo materiale non ci piace, vorremmo qualcosa che somigli piu ad un vetro cemento legno antichizzato”.

Perché quando uno è deciso…

“Come mai ci sono delle finestre li? Toglile!!!”

Ma se sono le uniche di tutto l’edificio e le hai progettate tu!

Talvolta vorrei semplicemente suggerire a queste categorie di addetti ai lavori di scegliere un punto a metà fra la totale mancanza di immaginazione e l’eccessiva produzione di idee del cazzo.

Proporrei volentieri inoltre la realizzazione di un girone infernale dedicato al “disegno di piante, prospetti e sezioni in ETERNO” esclusivamente aperto a peccatori seriali che in vita fanno gli architetti o i designer, ma che pretendono servizi come la lettura della mente o l’interpretazione di immagini a cazzo da parte di terzi.

Quei terzi di cui ho tanto parlato in questo episodio che come la sottoscritta fanno il visualiser per l’architettura.

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