Si ma che c’entra? #3: Dipende da come lo racconti

Raccontare storie è un’arte.

E le grandi storie sono quelle in grado di catturare l’immaginazione della propria audience. Di trasportarla e sganciarla da quelle che oggi sarebbero altrimenti le più comuni distrazioni.

Eh si perchè l’attenzione è un fattore importante. E oggi di attenzione ce n’è poca. Vuoi perchè viviamo in una giungla di informazioni, vuoi perchè la tecnologia ci ha reso estremamente pigri. Insomma, abbiamo pochissimo tempo a disposizione per noi durante l’arco della giornata eppure chissà come … riusciamo benissimo a farci fregare dai social!

I social si! Costruiti a mestiere sul concetto dello sliding infinito, sui colorini belli e le grafiche studiate, sul bombardamento di notizie ed i titoli clickbait, sul sistema di gratificazione che ci vede sempre più ossessionati da like e followers.

Una droga, se ci pensate, non è molto diversa!

Perdiamo tempo a consultare una notifica e poi un’altra ed un’altra … per perdere il filo di ciò che stavamo facendo, tutto questo senza concentrarci davvero su qualcosa!

Determinati meccanismi digitali del mondo odierno ci hanno sempre più allontanato dalla realtà, è più difficile frequentarsi dal vivo piuttosto che attraverso il nostro io virtuale. Tutto questo solo perchè internet facilita le cose:

Si chiede un’amicizia su facebook, si fa la spesa, si fa il corso online … tutto senza più recarsi in un luogo fisico, perchè basta un click

Su internet possiamo essere (o sembrare) quello che vogliamo agli altri.

E diciamocelo pure con estrema franchezza: nessuno pubblicherebbe nulla se non cercasse attenzione no? Perchè è cosa rara ormai. E’ così difficile da avere, tanto che ci ce l’ha … ha di conseguenza il potere. L’attenzione è fondamentale per creare connessioni e seguito. Mi ci metto anche io. Io che ho scelto il podcast per divulgare i miei pensieri e raccontarmi alle persone. Il podcast che poi è uno dei sistemi più efficaci e strategici se ci pensiamo: Basta premere play anche mentre fai qualcos’altro. Perchè oggi non c’è tempo e bisogna essere multitasking a tutti i costi. Anche se non siamo assolutamente progettati per quello. 

Molti mi chiedono perchè lo faccia e rispondo onestamente. Non è un tabù: Mi piace condividere il mio pensiero, mi fa stare bene connettermi con gli altri e non mi pesa raccontare la mia vita … insomma sguazzo anche io nel sistema. Ma tuttavia non posso negare di non volere anche io una fetta di attenzione. Sfido chiunque!

Tutti “moriremo di storytelling“. Come dice Stefano Andreoli nel suo bellissimo speech al TEDxRoma che vi consiglio di andare a recuperare se non lo conoscete gia.

Vi chiederete “si ma che c’entra ora lo storytelling?

In realtà è davvero importante il suo ruolo in questo episodio. E Non a caso si intitola “si ma che c’entra ?”. 

Ecco, oggi le persone e sempre di più le aziende, si dedicano ai social, ogni post ha una data, un’ora … è tutto salvato in una specie di diario che ci mostra un percorso. Lo storytelling è quella chiave che permette a chiunque si stia raccontando di farlo cercando di carpire l’attenzione di chi guarda, legge o ascolta. O almeno, quando è ben fatto! Eh si, perchè lo storytelling è uno strumento potentissimo che può essere anche facilmente travisato, alterato, violentato, abusato.

Lo storytelling è indissolubilmente legato all’influenzamento sociale e quindi al consumismo, ma anche ai valori, alle idee e alle iniziative.

Lo storytelling è bello quando in tutto questo “marasma internettiano e digitale” fatto sempre più spesso di fuffa e finta informazione, regala un senso alle azioni della quotidianità, lavorando sulle emozioni, creando identità in modo che il pubblico si riconosca in ciò che hai da dire.

In modo che attraverso la conoscenza si possa creare un bacino al quale poter attingere. Lo storytelling fatto bene comunica valori, anzi, sviluppa una cultura fatta di valori … ed e ha il potere di profilare atteggiamenti basati su quei valori.

Profilare” … fa paura a dirlo, ma almeno non ci fa sentire soli.

Benjamin ne diceva: “Il narratore è colui che accoglie in se l’esperienza e la trasforma in esperienza per il lettore

Ecco perchè una bella storia è spesso raccontata in prima persona da un profilo chiave. Da quel qualcuno che conosce i dettagli anche minimi, i segreti, i retroscena, quelle cose che nessuno verrà mai a svelarti, qualcuno che ha un’esperienza, un ruolo in quel racconto. Una bella storia insomma informa, motiva, orienta, persuade, promuove, ti convince a compiere un’azione, ad acquistare qualcosa ad esempio.

Ed il bello è proprio quando non ci fai nemmeno caso. O meglio, quando fai così tanto amicizia con quel personaggio e con la sua storia, che in qualche maniera finisce per appartenerti, finisci per affezionarti. Dunque volti pagina. Continui ad ascoltare. E vai dove ti ha detto lui (fra le righe). Perchè tutto ha un fine no?

Una narrazione efficace è basata su tre cose secondo me: esperienza, autenticità e dettagli. Il taglio artigianale ed autobiografico di una storia fanno sentire l’ascoltatore o il lettore parte di essa.

Tanto da fargliela sembrare reale.

E a me, che ho scelto di raccontarmi senza filtro qui dentro, quel “sembrare” a volte da profondamente fastidio. Mi urta … quando penso a tutte quelle figure o aziende online che “mostrano e vendono sogni anziché solide realtà“. Solo perchè sfruttano i vantaggi del nascondersi dietro uno schermo. In qualche modo mi riferisco al lato dark dello storytelling, ovvero quando tutto il contributo  autobiografico ed autentico sono costruiti su misura, ad hoc, targetizzati su un certo pubblico … con l’unico scopo di vendere saltando a pie pari la trasmissione dei valori.

Non è sbagliato raggiungere un fine. C’è chi fa divulgazione e poi pubblica un libro. E’ giusto.

ogni storia crea un immaginario, ogni storia vorrebbe accattivarsi il pubblico mantenendo il suo interesse, ogni storia arriva da qualche parte ed ha un fine. Ma quando il saper raccontare (anche se oggi sempre più spesso è sufficiente il mostrare) supera il saper fare. Beh lì personalmente mi cala un pò tutto.

E oggi purtroppo va spesso così! Perché ci fermiamo alle apparenze. Non si legge, non si approfondisce, non si ascolta. Ci si sofferma molto di più su messaggi spesso poveri o senza senso, si segue come pecore qualcuno perchè si mira ad avere il suo stesso seguito. La sua stessa attenzione.

Tutto ormai è diventato una forma di interazione. Non basta più fare comunicazione, informare, coinvolgere. Le storie, quelle si che fanno la vera differenza. Siamo tutti attratti dalle realtà viventi, dalle vite degli influencers ad esempio. Senza pensare che molto probabilmente sono tutta un’enorme menzogna.

Sapete che c’è. Il bello del podcast è proprio questo. Non posso mostrarvi niente. Ma vi racconto sinceramente quello che ho da dire. 

“Moriremo di Storytelling” | Stefano Andreoli al TEDxRoma

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