Morale della Favola #2: Chi trova un’amica …

Ogni tanto mi piace riflettere su quello che ero e su quello che sono diventata.

Penso alle persone che ho incontrato e a come la mia vita si sia intrecciata alle loro.

Torno indietro con la mente e mi ritrovo alle elementari quando per via del lavoro di mio padre, da una ridente e piccolissima Perugia, mi ritrovai scaraventata fuori dalla mia comfort zone in una scuola in cui non conoscevo nessuno.

A Roma.

In pratica nel bel mezzo della fossa dei leoni.

Fu li che incontrai però una bambina che mi tese la mano, nonostante tutto. Diventammo inseparabili io e B. E non ero più un’emarginata.

Una cosa che ricordo perfettamente è che la nostra ora preferita era educazione artistica. La maestra Angela ci dava in genere due alternative, disegnare o scrivere un tema a piacere. Io adoravo disegnare, ma inutile dire quale delle due preferissi di più!

Nei temi raccontavo sogni e desideri ma traspariva anche un po’ della realtà che vivevo. Dei miei drammi personali di bambina che mangiava poco e niente e che sino a quel momento aveva vissuto nella piccola città; Dove i rapporti fra bimbi maschi e bimbe femmine esistevano, dove il bullismo non esisteva e si era tutti amici.

Nel modo più genuino possibile.

Beh a Roma, in un quartiere come Vigna Clara nella zona nord, non era lo stesso. Non propriamente almeno. La scuola era gigante. Le classi erano numerose e già c’era chi era popolare, chi ti considerava la sfigata di turno, chi la ragazzina introdotta al terzo anno e quindi da escludere automaticamente da ogni gruppo di gioco.

La verità è che non me ne importava molto degli altri. Piuttosto da figlia unica amavo molto la solitudine. Cosa che di me compresi sopratutto alle medie, quando dinuovo tutto cambiò.

Iniziavano le mode, tutte le ragazzine vestivano Brandy o Subdued, aprivano le prime discoteche al pomeriggio e … io ero l’eccezione.

Tutto questo infatti non mi interessava!

Mi ricordo invece quei pomeriggi passati a mangiare gelato alla vaniglia e a giocare al Nintendo 64. Mi ricordo quella spensieratezza che riuscivo a respirare solo quando ero assieme a Fede.

Acerrima nemica nelle partite a Mario Party e mia amica inseparabile conosciuta alla pallavolo, anche se di fatto frequentavamo la stessa scuola.

La pallavolo era uno sport nel quale lei era super brava, energica, l’anima della squadra. Io invece ero negata! Perchè oltre “non fare abbastanza gruppo” diciamo che lo sport non era proprio il mio forte (ah … e non lo è ancora!).

La conobbi proprio lì però. Ed era impossibile non notarla per il suo capello biondo ed il suo essere così solare e semplice allo stesso tempo!

Fede veniva da una famiglia che era l’opposto della mia. Aveva 1 fratello, 3 sorelle ed un terranova gigante di nome Black.

Io … due genitori ed una libreria molto grande.

Questa differenza sostanziale dava modo ad entrambe di trovare quel piccolo spazio che non avremmo mai trovato nelle nostre case. Fu un fattore che ci unì moltissimo. Lei banalmente cercava tranquillità e silenzio per un pò, io invece per una volta ero affascinata dall’avere persone intorno. Vedere i suoi fratelli e sorelle ed il legame che c’era fra di loro mi faceva sentire meno sola.

Beh lei a quel punto era diventata la mia perla rara.

L’amica solidale.

L’amica confidente.

La compagna di banco che mi rubava sempre la calcolatrice e che si dimenticava di ridarmela.

Io precisa, lei disordine.

Io silenzio, lei casino.

Io lo yin, lei lo yang.

Fede era la sorella che io non avevo mai avuto.

Passai con Fede anche diversi anni del liceo. Finché lei non cambiò scuola al quarto anno. Proseguire senza la mia compagna di banco preferita non fu semplice e ricordo che la sua sostituta non fu tanto felice di sedersi al mio fianco. Avrebbe preferito anche lei avere qualcun’altra al mio posto.

Ma ci arrangiammo. Inutile dire che gli ultimi due anni di liceo furono un vero schifo per me.

Ero di nuovo sola e con in classe persone che non mi somigliavano affatto. Ma tuttavia sapevo che io e lei non ci saremmo mai lasciate davvero. Continuammo infatti a sentirci, a frequentare le amicizie in comune del tempo e a vederci. Anche se non tutti i giorni.

Poi in un battibaleno ci ritrovammo all’università. Solo che sfortunatamente entrammo in due corsi diversi ad architettura. E fu sempre più difficile conciliare impegni e orari. Le lezioni. I fidanzati.

Ma sapevo che lei c’era.

Fede per puro caso frequentava il corso con B. E proprio ad una sua festa di compleanno, la ritrovai.

Io e B ci eravamo perse per strada anni prima, dalle medie, e ci ritrovammo fresche fresche di laurea ed entrambe in procinto di affrontare l’esame di stato. Quel terribile esame che ha la capacità di riunire chiunque per via del terrore che incute. Riprendemmo così a frequentarci come quando eravamo piccole. A fare i compiti insieme, anche se si trattava di prepararsi ad una prova di stato stavolta! Ricordo Rudy, il pastore tedesco di B che sbuffava per la noia sdraiato sotto al tavolo pieno di libri e appunti dove noi trascorrevamo interi pomeriggi.

Fede restava tuttavia una costante. Ed improvvisamente anche B tornò ad esserlo per me. L’esame andò alla grande e nel frattempo successero molte cose. Anche Fede si laureò e tutte e tre iniziammo a lavorare. La vita iniziò a complicare le cose. Ognuna stava costruendo la sua strada con mattoncini veri. Non eravamo piu ragazzine. E per quanto il nostro legame fosse forte, beh c’erano il lavoro. Gli impegni. I compagni.

B faceva l’architetto e gestiva il b&b di famiglia. Fede anche lei lavorava come architetto. Si sposò ed ebbe la sua prima figlia. Poi un secondo bambino tempo dopo.

Io invece un disastro. Continuai confusa a studiare e nel mentre a lavorare. Iniziai sui cantieri come architetto, poi decisi di dedicarmi solo alla grafica 3d. iniziai addirittura ad insegnare in una scuola privata di design, poi mi lasciai dopo quasi 8 anni di fidanzamento. Eseguii un importante intervento ad un rene, cosa che avrei dovuto fare da tempo …

e esattamente in quel frangente così delicato della mia vita, della quale avevo stravolto tutto, mi innamorai di un altra persona.

Cambiai totalmente tutto. Andai a vivere da sola e poi, nella stessa casa, iniziai questa nuova convivenza. Il lavoro passò dall’insegnamento al folle tran tran di uno studio internazionale di architettura, esperienza che letteralmente mi rapì … e neanche un anno dopo ci ritrovammo a traslocare entrambi alla volta di Milano per una mia nuova opportunità di lavoro.

Insomma. Proprio io, incostante di professione, sono da sempre spaventata dai cambiamenti! Che sono inevitabili, soprattutto se (come già detto), sono io la prima a metterli in atto!

Allontanarmi fu doloroso ma mi abituai presto perchè il lavoro non mi dava neanche tempo e modo di pensarci.

In molte occasioni è successo che studio e lavoro prendessero il sopravvento nella mia vita. Facendomi trascurare seppur involontariamente le amicizie e gli affetti.

Un anno fa Fede mi chiamò per dirmi che mi avrebbe raggiunto con la sua famiglia a Milano, che si sarebbero trasferiti anche loro. Ero felicissima di riavere qualcuno vicino. Di riavere la mia amica presente nella mia vita, proprio come un tempo!

Ma non fu semplice accettare che tutto questo non sarebbe mai avvenuto.

Una settimana dopo infatti Fede mi confessò di non sentirsi bene e di avere degli strani dolori da diversi mesi, e che per questa ragione avrebbero rimandato il tutto.

La risposta fu un tumore molto raro.

In un anno e un mese di cure, chemio e ricoveri, Fede ha sofferto in silenzio, ha perso i suoi capelli biondi, ha perso parte della sua bellezza esteriore ed indubbiamente anche la sua libertà.

Ma non ha mai perso la gioia di vivere. La forza nell’affrontare la sua battaglia quotidiana. La grinta. Il suo essere solare e generosa. Non ha mai perso il buon umore.

E non si è mai e poi mai lamentata di quanto la vita sia stata ingiusta con lei!

Io e B ci eravamo già ritrovate ma ci unimmo molto di più, per farci forza a vicenda e per cercare di fare forza a Fede. Ma ci rendemmo subito conto che le deboli in realtà eravamo proprio noi. Non in grado di sopportare ed accettare una simile realtà. Mentre Fede… beh lei era quella tosta! Quella che per non farci stare male ci diceva che andava sempre tutto bene, che c’erano progressi, che filava tutto liscio come l’olio.

Anche quando non era vero.

Il morale della favola, anche se questa non è una favola, ma è la vita vera , è che le amicizie, quelle vere, si contano sulle dita di una mano.

E anche se la vita ci allontana, ci cambia, ci stravolge piani e programmi beh … sappiamo sempre che possiamo contare su di loro. Su quelle anime speciali con le quali la nostra vita si è intrecciata così bene da riuscire a creare un legame solidissimo seppur invisibile.

Il 16 luglio Fede purtroppo ci ha lasciati.

Vincendo comunque la sua battaglia, perchè andarsene non è una sconfitta se come lei combatti fino alla fine senza arrenderti!

Sapete, io non ho mai trovato difetti o mancanze in lei. Lei era perfetta così, una guerriera …

E sarà per sempre un esempio da seguire per me.

Per B.

Per la sua famiglia.

E per chi l’ha incontrata nella sua vita.

All’inizio credevo che quando sarebbe successo sarei morta dal dolore. Che mi sarei sentita persa, più sola. E invece non è accaduto. Dopo le lacrime versate, la vita ha ripreso a scorrere … e non smetterò mai di pensare che in qualche modo, lei ci sarà sempre.

Ascolta il Podcast su …

   

In the loving memory of Federica Marinucci

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