Sfighe, piaghe e deliri vari

E’ passato più di un mese, forse due dall’ultimo podcast.

Mi rincresce molto perché a quanto pare le statistiche mostrano che la maggior parte dei podcasters che iniziano questa avventura, beh … la abbandonano al settimo episodio.

Per fortuna che io gli episodi non li ho mai numerati, altrimenti finiva di sicuro male.

Come avrei potuto deludere quello che ha prodotto con cotanto studio e dedizione tale statistica? “Avrei qualcosa da dire” finiva nel dimenticatoio di sicuro!

Abbandonata come tutte le attività che non si ha il tempo di fare perché conta solo lui: IL LAVORO!

Quel maledetto che si prende gioco di noi e ci ruba tutte le energie, tranne le poche superstiti che saggiamente decidiamo di spendere sul divano a guardare Netflix.

Menomale che nel mio caso il lavoro ha avuto la peggio. Perché ad allontanarmi dal microfono ci ha pensato un altro grande portatore di disagio dei nostri tempi: IL KARMA, anche detto LA SFIGA.

E quindi come non parlarvi delle mie sventure e tirarci su un pezzo tragicomico??

Ho iniziato con la febbre del sabato sera. Che è semplicemente sopraggiunta di sabato sera, non perchè io abbia scorrazzato mezza nuda al centro di Milano come fanno tutte le ragazzine ai giorni d’oggi anche a febbraio.

No! Anche volendo non ho più l’età e forse se ci provassi morirei di polmonite sul colpo.

Premetto che la febbre non mi viene quasi mai, ma stavolta ha deciso di riscattarsi superando i suoi massimi storici fino al raggiungimento dei 40 e di torturarmi per una settimana, accompagnata da una gradevolissima bronchite e dall’immancabile raffreddore che, al contrario della sopracitata febbre, è una sorta di abbonamento a vita per me.

In pratica viste le temperature alte e persistenti, ad un certo punto potevo tranquillamente cuocere le braciole sulla pancia e dare un calcio in culo alla mia inutile griglia antiaderente.

Poi finalmente l’avvento della tachipirinha.

Paladina della febbre e cocktail dai dubbi poteri benefici che meravigliosamente è capace di farti passare dai brividi accompagnati dal rumore di denti che battono a tempo, a letterali secchiate di sudore che manco se avessi un cratere in diretta comunicazione con il nucleo della terra dal quale sgorga lava incandescente sotto al materasso.

Che bello “sfebbrare” eh?

La parola è tutto un programma. Solo di liquidi avrò perso almeno cinque chili che considerato il mio relativo peso complessivo e il fatto che siamo fatti al 90% d’acqua mi preoccupa pure un attimo.

Ma va beh … finalmente tutto passa. Così torno a lavoro, fresca come una rosa. Una rosa finta di quelle che trovi ai negozi dei cinesi però. Quelle belle colorate con tanto di fake rugiada che fa tanto colla a caldo messa a cazzo con sopra i brillantini.

Perchè in realtà, diciamocelo, a 32 anni suonati, sta febbre mi ha un attimino uccisa.

Ma alla fine essendo donna, dunque armata di correttore, fondotinta e altri trucchi del mestiere in ogni borsa, tasca o manica in stile Copperfield, sarei in grado di nascondere qualunque cosa.

Tuttavia stavolta erano tipo 10 anni che non riprovavo l’ebrezza dei 40 ma ammettere di essere decisamente indebolita e con le difese inesistenti sarebbe stato troppo!

Perchè, e chi mi consce lo sa, io sono una dura, una stacanovista e non mi fermo un attimo! Procedo nella vita e me ne frego! … e infatti si è visto!

Indovinate un pò chi mi aspettava al varco due giorni dopo il mio welcome back at work? … La RICADUTA.

Ora, secondo voi, quanto può essere stronza da uno a 10 la ricaduta?

Ah beh, forse intorno ai 20mila. Perchè lei è infima. Assume qualsiasi forma. E nel mio caso, ha deciso di fare una cosa impossibile e decisamente improbabile dopo una settimana di antibiotici calibro 45 per via della sopracitata bronchite.

Ecco, per chi non lo sa e non è, come la sottoscritta, avvezzo alle tecniche forensi del farmaco, se c’è una cosa che fanno gli antibiotici è una: prevenire o stroncare sul nascere le infezioni.

Molto bene. Quindi, perchè mai un’infezione di minima entità dalla vescica è riuscita ad ingigantirsi nel solo arco di 24 ore, conquistando vette mai raggiunte prima e coinvolgendo il mio rene sinistro? Quello sfigato che mi hanno riparato anni fa, che continua poveraccio ad avere disagi disumani, sepsi e incidenti di vario tipo, tanto da sperare ormai nella cassa integrazione o nel più attuale reddito di cittadinanza?

No ditemi cari antibiotici, oltre ad essere delle mine anticarro, esattamente cosa fate? Timbrate il cartellino e poi andate a fa la spesa? Che faccio chiamo striscia per L’ assenteismo sul lavoro?

Bene. Ho quindi cambiato antibiotici e per uscirne definitivamente ho aggiunto pure gli antidolorifici a sto giro! Loro si che lavorano!

E al solito, visto che purtroppo non è la prima volta che mi capitano questo genere di episodi per via di problematiche che vi risparmio, mi sono fatta più di un viaggio nella inconsciosfera, quella chimica da farmaci pesanti che solitamente si piazza fra sogno, allucinazioni e realtà mentre speri disperatamente che il dolore passi.

Quindi mentre ero, dinuovo, a letto a sperare appunto di stare presto meglio e non so per quale assurdo motivo a guardare DMAX e le sue trasmissioni sulla gente che vive in Alaska (non molto sensato dal momento in cui ci sono stata davvero in Alaska), insomma ho passato momenti drammatici nel dormiveglia convinta che l’unico scopo nell’arco della nottata e probabilmente della mia vita, fosse tagliare tutti gli alberi nel bosco della contea di non so dove in culandia, ma faceva tipo freddo, e finire di costruire il capanno per le capre di Dustin. Che poi che cacchio è Dustin? Vabè, per farvela breve, un culo così!!

Devo scriverlo a quelli del toradol che gli effetti collaterali potrebbero essere un tantino estremi. Ma almeno, dopo aver abbattuto un centinaio di alberi, aver partecipato alla la caccia all’oro e alla pesca estrema al salmone gigante … il dolore è passato.

Stavolta ho davvero capito di non essere piu una giovincella.

La lezione è servita e il 21 giugno sta per arrivare … eh si, sono quasi all’alba dei 33, ma ho confermato e assodato molte cose:

Tipo che non c’è niente di più necessario che fare un cazzo di vaccino annuale e darsi all’accanimento terapeutico anticipato. Ad esempio.

Che, inevitabilmente per evitare ricadute, non c’è niente di più anziano che darsi al vaccino, all’accanimento terapeutico anticipato appena menzionato e al rifarsi le difese immunitarie con un cocktail bomba di multicentrum, MGKVIS e cebion a colazione.

Che chi se lo inclusa più il bifidus acti regularis insomma.!! Abbiamo altre priorità …

Ma mio malgrado ho scoperto anche che il “non c’è due senza tre”, non è solo un detto di merda, ma anche la realtà.

Quindi, rullo di tamburi, perché non frantumarmi un piede scendendo dalle scale della sala cinema dove avevo appena assistito alla prima di Avengers End Game?

Già, niente credo mi abbia mai rovinato il ricordo del film di una delle saghe che amo di più. E visto che parlo di saghe, beh credo sia stato il risveglio della forza ad aiutarmi a trascinarmi a casa … a piedi, tecnicamente avendo un solo piede.

Testa dura che non sono altro direte.

Ma perché, dai!!! Ma ti pare che mi rompo per la prima volta qualcosa in vita facendo una storta idiota e cadendo in mezzo ad una folla di nerd che nemmeno si sono accorti della mia straordinaria e rumorosa carambola ? C’era persino l’effetto sonoro del crack, che volevano di più! Eppure non è bastato a convincermi che era il caso di filare in ospedale subito. No.

Ho dovuto constatare di essere io, sul serio, la proprietaria di un piede dall’aspetto orribile e di avere un dolore pressoché acuto solo una volta a casa.

Che vista la mia esperienza ventennale sulla scala del dolore, è anche difficile misurare la gravità di certi eventi no? Tuttavia, seppur fosse inferiore a soglie già toccate in precedenza, forse quel crack che avevo sentito e lo stesso dolore che non accennava a diminuire, erano dovuti al fatto che mi ero davvero sfracassata sulle scale di un fottutissimo cinema.

E’ stato li che ho pianto tantissimo.

Come una cretina.

Mi sono disperata per l’incredulità, non per il dolore, ma per essere la reincarnazione di Kenny di South Park, perchè è stato un mese di merda, e cosa dico al mio capo ecc ecc … e perchè il pronto soccorso alle 2 e mezza del mattino è un posto talmente bellissimo che per sfiga o per fortuna, pensate, ero l’unica ad essersi rotta qualcosa a quell’ora.

Così, tanto per rompere un po’ le palle a quelli di ortopedia!

Mi sono sentita una demente.

Mi sono guadagnata un bel paio di stampelle.

Siringhe di eparina tutti i giorni.

E una frattura alle uniche ossa del piede che richiedono un gesso fino al ginocchio. Meraviglioso…

Tanto che ora quasi quasi lo vado a dire a Balenciaga che le loro scarpe fanno così cagare che il mio gesso in confronto … è STILE! E non costa 800 euro.

A parte gli scherzi, questo credo di farlo a prescindere dal gesso.

Ma guardiamo il lato positivo di tutta sta faccenda dai!

Ho scoperto che:

Possiedo anche io dei muscoli! Me ne sono accorta praticando della piacevolissima ginnastica obbligata utilizzando le mie stra-maledettissime stampelle.

Ho confermato definitivamente di odiare la ginnastica con tutto il mio cuore, e pure le stampelle!

Ho constatato che è tutto più difficile con le stampelle. Proprio tutto e che ad esempio fare la doccia è un’esperienza mistica degna dell’artista Christo, quello che incarta i monumenti. Anche se oserei dire che le sue opere non sono impermeabili e resistenti all’acqua come le mie!

Ho sorprendentemente imparato che non avere tasche o dimenticarsi oggetti necessari in altre stanze o doverli spostare con la sola forza del pensiero o peggio zompettando pericolosamente su una gamba sola, rappresentano motivo di imprecazione. E via discorrendo…

Ma soprattutto ho capito quanto sia fondamentale avere qualcuno vicino, che ti supporta e ti sopporta in questi momenti sfigatissimi, che ti aiuta, ti scarrozza, ti cucina, ti cura e soprattutto … che ti presta i pantaloni quando tu li hai solo skinny e il gesso non ci passerebbe mai!

Spero che questo pezzo vi sia piaciuto … appositamente lungo perché volevo un po’ riscattarmi dalla lunga pausa. Ho raccontato la verità su quanto mi è accaduto e tuttavia ci tengo a precisare che sto benissimo. Le vere problematiche sono altre e nonostante mi piaccia scherzare su ciò che mi accade non ne faccio un dramma.

Ci sono però delle battaglie dure, durissime da affrontare e con questa puntata non voglio mancare di rispetto chi le sta vivendo in prima persona. Anzi. L’unico scopo dei miei podcast è farvi sorridere e mettervi di buon umore.

Un abbraccio a tutti e alla prossima avventura!

Ascolta il Podcast su …

   

 

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