L’apparecchio dopo i 30

Ebbene gente, mi sono decisa ad affrontare un tema scottante, di cui non mi vergogno affatto! A 32 anni ho preso la decisione di raddrizzarmi i denti per avere un sorriso che farebbe invidia anche a Paris Hilton.

Il motivo? Semplice!

E’ bastato notare come negli ultimi anni, e senza alcun preavviso scritto, i miei denti abbiano deciso di giocare a “un, due, tre, stella!” dandosi il turno …

E dunque, visto che sono passati ormai anni, perché non rimettere piede in quel del “Country Club del Sorriso” eh?

Quel posto così lussuoso, profumato, trasudante assegni circolari da ogni fessura, e più comunemente chiamato Studio Dentistico?

Essendomi trasferita a Milano da un paio di anni, non avevo idea di dove andare, quindi la fase “selezione” è stata davvero difficile.

Fra ricerche e recensioni google in pratica scopro che esistono dei country club del sorriso (in verità più “country” che “club”) anche aperti ai povery.

Ovvero, è pieno di catene che non sono delle vere e proprie cliniche, ma luoghi a cavallo fra il centro estetico ed il negozio di articoli sanitari, aperte 7 giorni su 7 e dove le cifre sono decisamente più basse, ma non sai se a metterti le mani in bocca sarà un dentista vero, un sedicente tale o peggio una frettolosa ragazza cinese che in realtà fa le unghie all’ennesimo centro Nails che ha aperto dietro l’angolo.

Per non parlare poi delle ingannevoli pubblicità online e su Instagram che alimentano questa ossessione da denti bianchi e perfetti alla Ken di Barbie fai da te.

Dagli aggeggini con la lucetta viola e gli intrugli nero catrame per sbiancare come nemmeno l’omino bianco sa fare, agli innumerevoli siti, secondo i quali, previo pagamento e un’impronta di merda fatta senza nemmeno una visita, in pochissime mosse riuscirai a raggiungere i risultati di Ken grazie alle mascherine trasparenti che verranno spedite comodamente a casa tua con Poste Italiane.

Insomma cosa non si farebbe pur di spendere poco e avere una dentatura di porcellana senza nemmeno andarci dal dentista eh? Ormai si è creato un business dietro a questo bisogno essenziale di vita, e pensa io quanto sono cretina a volerci andare per davvero da uno specialista! Sono masochista …

Io che mi sono fissata con il famigerato e costosissimo “apparecchio invisibile” (diffidare delle imitazioni sopra citate) super adatto a noi 30enni perchè non toglie quel poco di dignità che ancora ci resta.

Quindi, direi che il mio momento è finalmente arrivato! E’ pure l’ora di rifarsi qualcosa no?

Mi preparo psicologicamente.

La porta scorrevole in cristallo a specchio dello studio “adatto alle mie esigenze” in quanto unico provider in città del @therealapparecchioinvisibileofficial mi accoglie per l’ortopanoramica di benvenuto (questa incredibilmente gratis) e mi imbatto nella solita segretaria del front office biondina e anche un pò acidella (non so perchè ma sembrano essere questi i requisiti per svolgere tale ruolo) che mi invita, con tutto tranne che con gioia, ad accomodarmi su una delle poltrone di cui la più sfigata probabilmente sarà stata comprata a qualche asta privata di Sotheby’s dedicata ai pezzi rari di design d’autore. Scomoda eh. Ovviamente.

Tutte le stanze sono vetrate, è tutto high-tech intorno a me.

Arriva il mio turno e finalmente faccio il giro nel macchinario di scansione.

Per un attimo mi immedesimo in un girarrosto in vetrina alla rosticceria, ma tant’è … il gioco è fatto! Sono pronta per il verdetto.

Quello che sarà il mio medico è lì, mi aspetta alla scrivania della stanza di fronte.

Lui sà già tutto, sà a memoria la mia mappa dentale e il mio codice fiscale.

Mi guarda … serafico, e mi preannuncia che non sarà possibile andare a correggere l’estetica dei miei denti senza prima curarli.

E te pareva! Cos’è un ricatto?

Cerco di proporgli di rifiutare e andare avanti, ma il dottore si impone.

Mi costringe ad accettare l’offerta, mentre io quasi muoio nel firmare sotto l’elenco degli innumerevoli e costosissimi, ma necessari, trattamenti per arrivare poi al fatidico pacco…cioè apparecchio! Come se mi stesse ricordando che prima viene il dovere e poi il piacere no? Ah beh! Sono opinioni …

Insomma, sono passati 5 mesi, fra scaling, intarsi, otturazioni dirette, indirette, rimozioni di denti del giudizio, pulizie, sbiancamenti e bla bla bla.

5 mesi di anestesie locali e paresi facciali.

5 mesi di torture con in sottofondo il rumore del trapano.

5 mesi di dighe moleste (non come quella del Vajont, ma poco ci manca vista la quantità di saliva che in genere si accumula quando te la mettono) … si lo so. Non mi odiate per questa deliziosa immagine, fa davvero schifo.

Ma comunque, ce l’ho fatta, ho finalmente iniziato il percorso verso il mio nuovo sorriso. Sono due giorni che bestemmio in aramaico per il dolore ma sono felice.

Da adesso grazie a queste fantastiche mascherine trasparenti fatte in polimero valiriano indistruttibile, posso dire che la mia vita non è affatto cambiata!

C’è solo da dire che si aggrappano ai denti con una forza di volontà tale che nemmeno un koala sull’ultimo albero rimasto nella foresta di eucalipti avrebbe, e che non potrò più mangiare fuori dai pasti, non potrò più bere bevande calde, avrò una salivazione maggiorata, una S super sexy …

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