Alessandro Borghese a casa tua

Ammettiamolo. Siamo ossessionati da Quattro Ristoranti.

Siamo italiani, ci piace il buon cibo, ci piace annotare nuovi posti dove andare a mangiare … e ci piace rompere i coglioni.

Ecco, pensa se Alessandro Borghese venisse a casa tua e ti aprisse il frigo, ti controllasse se la cappa è pulita, ti rimproverasse se sulla schiscia che hai preparato poco prima di andare a lavoro non ci fosse l’etichetta con data e ora dell’imballaggio, nomi degli ingredienti, allergeni e bolla di consegna del prodotto?

Pensa se i tuoi amici che malauguratamente inviti a cena, iniziassero a criticare l’arredamento di casa tua. Eh?

“Quel lampadario è orrendo. Il parquet ha delle sfumature strane che vanno dal marron legno al color laminato ikea. Le tende fanno troppo osteria. E della libreria Kallax vogliamo parlarne?”.

Beh. In realtà, non che vada così diversamente! Vedi proprio le cene con gli amici ad esempio, o quelle con i parenti (ancor peggio se c’è tua madre o tua suocera), quelle con il tuo compagno (quando non fa la dieta sportiva) … ecco, sono tutte sfide all’ultimo sangue se sei TU la stronza ai fornelli.

Perchè si, loro – gli invitati – seppur con nonchalance, ti faranno pesare ogni singola cosa: chi è vegetariano, chi è vegano, chi è crudista, chi pescetariano, chi usa l’olio al posto del burro, chi a prescindere lo spezzatino lo fa meglio di te (e non ci sono cazzi!), chi ha già mangiato, chi invece non ha fame ma più voglia di qualcosa di buono … insomma, come la metti la metti, sarà una tortura!

Soprattutto per le dosi! Alla fine ti ridurrai a preparare 8000 portate pur di non sfigurare ed accontentare tutti … e ti chiederai: “E’ troppo? È troppo poco?

Ti accerterai che location, servizio, menù e conto (che poi è quello che tu stessa hai pagato al supermercato per comprare la roba mentre gli altri – bastardi – mangiano a gratis e commentano CASA TUA) si assestino sul diesci … e quindi, vuoi l’ansia e l’arrosto di tacchino da inpiattare in modo impeccabile, tu non mangi un cazzo.

Ma ti auto-punirai per due settimane nel consumare gli avanzi e alla fine li odierai a morte. Ti ricorderanno la fatica e la terribile sudata che hai fatto in cucina mentre fra un’infornata e l’altra ti sei pure inutilmente lavata, truccata e vestita … e finirai per offrirli al vicino o al suo cane pur di non rivederli mai più nel tuo frigo.

Insomma, diciamocelo. Alla fine io mi sono imposta.

Mi dispiace ma La cloche non la alzo manco col cavolo. Dopo tutto sta menata ci manca solo che la gente ti commenta o che magari mia madre mi critichi il servizio, che poi è quello di Ginori che mi regalò lei stessa 10 anni fa.

Eddai sù! Che è già tanto che non ho messo i piatti di carta che sono simbolo di appartenenza alla mia generazione, quella cheap, quella che monta i mobili in truciolato e colla vinilica per non smontarli mai più, quella che compra lampade a piantana orrende …

Quella che le cene migliori le fa insieme a JustEat!

Chisseloincula il gourmet quelle sere in cui proprio non te ne frega un cazzo di cucinare e mangiare decentemente eh?

E dunque lasci che sia Amin a portarti la cena con la sua bicicletta sotto al diluvio universale.

Aaah. La solidarietà!

Le cene più pacifiche sono proprio queste si! Passate a mangiare sushi davanti a Netflix sul divano letto FRIHETEN Ikea (si hai capito … è quello grigio che hanno tutti e che ormai vendono assieme ai mutui) e durante le quali, se proprio proprio ti imborghesisci un pò, puoi sempre dare i numeri e ribaltare il risultato distruggendo un qualunque ristorante con una recensione di merda perchè non t’ha messo la soia nel bicchierino di plastica.

Ascolta il Podcast su …

  

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